L'Etna e la pietra lavica - Camena Marmi la passione per l'eccellenza.

Vai ai contenuti

Menu principale:

L'Etna e la pietra lavica

Stile di lavorazione l'Etna e la pietra lavica

L'ETNA E LA PIETRA LAVICA

L'Etna, il più alto vulcano attivo del continente europeo e uno dei maggiori al mondo, ha una superficie di circa 1250 Kmq e si erge a quota 3345 m lungo la costa nordorientale della Sicilia; della sua attività abbiamo notizia in molte cronache storiche risalenti fino a duemila anni fa. Si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.
Merita un cenno particolare la colata del 1669 che partì dai Monti Rossi, a nord di Nicolosi, dando luogo all'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse la città di Catania e ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino, che sorgeva su uno sperone roccioso allungato sul mare, e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Belpasso, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare.
Va poi ricordata l'eruzione del 1928, avvenuta sul versante nordorientale e considerata l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Fu caratterizzata da emissioni di lava che si spinsero fino in prossimità della costa, distruggendo il paese di Mascali e provocando l'interruzione della Ferrovia Circumetnea, della ferrovia Messina-Catania e della Strada Statale 114 Orientale Sicula.
E' da ricordare anche l'eruzione del 1981 che minacciò i randazzesi: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara.
Una delle eruzione più lunghe ed importanti fra quelle recenti fu quella del 1992. Gli esperti sono stati impegnati nel tentativo di deviare, per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio, la colata lavica che minacciava la cittadina di Zafferana Etnea.
I primi prodotti lavici dell'Etna erano caratterizzati da un'elevata fluidità, indice di basicità, ma poi il magma subì un'evoluzione verso prodotti via via più acidi, modificando anche la propria attività, che da effusiva divenne mista, dando origine a uno stratovulcano. La storia dell'Etna comprende fasi alterne di costruzione e distruzioni, testimoniate dalle ampie caldere visibili sul fianco orientale: risultato di più caldere formatesi nel tempo è la vasta Valle del Bove sul versante orientale.
________________________________________________________________________________________________________________________
I caratteri sommatali hanno eruzioni più frequenti rispetto a quelli laterali e sono interessati da un'attività persistente che comprende prodotti effusivi detti basalti e prodotti esplosivi, bombe vulcaniche, cenere, lapilli.
La lava, che è il prodotto principale, si presenta come una vera e propria fusione di rocce, dotata alla bocca effusiva di un'altissima temperatura che oscilla fra i 900 ed i 1100 gradi. La parte esterna della lava, che è vescicolare e scabrosa, si consolida in fretta e all'esame mineralogico risulta vetrosa. La parte interna, che è dura, compatta e omogenea, si raffredda molto lentamente e all'esame mineralogico è cristallina.
L'aspetto di una colata lavica è molto spesso quello di un ammasso informe e caotico di pietre sgretolate e di scorie. Ma, una parte di questa lava, diventerà terreno fertile per la vegetazione e, soprattutto, da questo ammasso, saranno tratti i blocchi per realizzare un'infinità di opere artigianali e artistiche.
La pietra nera dell'Etna, o basalto etneo, è un materiale durevole, indistruttibile, resistente agli sbalzi termici e non necessita di particolare manutenzione. Anticamente, coloro i quali estraevano i strati superficiali di lava più porosi e facilmente lavorabili venivano chiamati "pirriaturi". Dal materiale estratto, gli spaccapietre ricavavano lastre di pietra che venivano rifinite dagli scalpellini. Oggi si riesce a scavare e raggiungere, attraverso l'utilizzo di macchine sempre più sofisticate, la lava a strati profondi, là dove si presenta più dura e compatta.
Camminando lungo le vie di Randazzo è possibile ammirare l'uso della pietra lavica nella pavimentazione delle strade urbane, negli archi delle porti del paese, nelle facciate e nelle rifiniture dei palazzi antichi, delle chiese e delle abitazioni moderne.

 
-
Torna ai contenuti | Torna al menu